Un Papa a Monte Livata

Monte Livata compare, per le prime volte, nei documenti locali del secolo XVI, quando l’abate commendatario cardinale Marcantonio Colonna, d’accordo con il vescovo tiburtino Giovannandrea Croce ridisse nel castello di Subiaco il capitolo collegiale della Chiesa di San Andrea apostolo. Ciò avveniva negli anni 1556-57.

Il progetto del Cardinale Commendatario Marcantonio Colonna prevedeva di riunire le parrocchie locali con quella di S. Andrea Apostolo per elevarla a rango di Collegiata e la realizzazione di una massa comune di latifondi dalla quale poter trarre una rendita per la vita dei sette addetti al culto della chiesa.

Chiesetta della Madonna del Rosario - Monte Livata

Chiesetta della Madonna del Rosario – Monte Livata

La proposta, presentata al vescovo di Tivoli Giovannandrea Croce, che allora esercitava le giurisdizioni spirituali su Subiaco fu accettata, così furono riuniti i benefici delle parrocchie di S. Martino vescovo, S. Pietro Apostolo, S. Giovanni Battista e S. Andrea Apostolo ad esclusione di S. Maria ad Martyres, che per volontà del suo parroco rimase indipendente.

Nel 1556 fu costituito un capitolo composto da sette sacerdoti, dei quali il primo, denominato preposito, era il capo della parrocchia, e gli altri coadiutori.

Tutte le rendite dei latifondi associati alle parrocchie non erano sufficienti per il sostentamento dei canonici, così il commendatario cardinale Colonna ritenne opportuno di aggiungere anche i proventi di Monte Livata. Fu così che la vasta zona montana dal 1556 divenne proprietà del municipio di Subiaco e del capitolo canonicale di S. Andrea apostolo.

I canonici fecero costruire una chiesetta, annessa all’antico rifugio, dedicata alla Madonna del Rosario, «in larifundo sive tenimento Canoni-corum S. Andreae, in contrada quae vulgo dicitur Livata ».

Nel ottobre 1779 la chiesetta ebbe l’onore di essere visitata dal cardinale abate commendatario Giovannangelo Braschi, che vi si recò, a dorso di mulo, mentre compiva la visita pastorale di tutte le chiese dell’abbazia «nullius». Qualche anno dopo divenne papa con il nome di Pio VI.

I proventi del monte, furono sempre divisi in parti uguali tra i due enti (ecclesiastico e civico). Dopo il 1870 l’università agraria¹ incamerò l’immobile e quando l’abbandonò il municipio di Subiaco lo riscattò a totale suo vantaggio, corrispondendo al capitolo di Sant’ Andrea Apostolo un canone annuo in danaro.

Il monte fu sfruttato soprattutto per la coltivazione delle patate e per il pascolo. Si raccolgono molte varietà di funghi, lamponi e fragole, nonché legna da ardere.
Lo sfruttamento agrario di monte Livata scema nel dopoguerra trasformandosi in località turistica rinomata per le sue piste sciistiche.

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senza però poterlo alienare. Gli usi civici sono un diritto appartenente ad una collettività esercitato su un terreno, in modo da ricavarne benefici utili alla sussistenza della popolazione stessa.