Agnus Dei

Tradizioni Religiose – L’Agnus Dei

Questa devozione, detta dell’Agnus Dei, che può sembrare ingenua, ma che è invece di estrema fede, ha un ampia storia dietro di sé. Essa risale addirittura ai primi tempi della chiesa, almeno al secolo V. Il giorno dell’Ascensione, quando veniva tolto il grande Cero Pasquale, simbolo del Cristo risorto, i frammenti del Cero venivano con devozione distribuiti ai fedeli. In seguito, si pensò di plasmare questa cera dando ad essa forme ovali chiamate Agnus Dei, perché recavano da un lato l’immagine dell’Agnello, con lo stemma del pontefice regnante, e dall’altro quello della Vergine e dei santi Pietro e Paolo. La benedizione dei tali “devozioni” avveniva da parte dei pontefici ogni primo anno del loro pontificato, poi ogni sette anni e in ogni giubileo durante la settimana santa nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

La domenica in Albis venivano distribuite ai fedeli dal Clero. L’immagine dell’Agnello Divino doveva proteggere dalle calamità spirituali e fisiche, da malattie, terremoti, naufragi e tentazioni demoniache. In caso di necessità per ottenere il sospirato soccorso bastava arderlo.

A cominciare dal 1400, gli orafi dei sacri palazzi racchiusero in cornici d’oro e d’argento gli Agnus Dei destinati ai personaggi di rilievo. Nel 1500 si arrivò di cospargerli di perle e pietre preziose. Resta famoso in collezione l’Agnus Dei di Papa Innocenzo XI (1611-1689).  La tradizione millenaria orafa cessò poco dopo la fine del potere temporale.

Per quanto riguarda Subiaco, presso il nostro popolo sono arrivati gli Agnis Dei devozionali in pezza e venivano pazientemente confezionati dalle abili mani delle suore Trinitarie. Sino a qualche decennio fa quando nasceva un bambino era premura della mamma procurarzi immediatamente le devozioni da mettere addosso al nuovo cristiano al mondo. Si preferiva, anzitutto l’Agnus Dei, consistente in cuoricino di pezza, foderato di stoffa serica, ornato di cordonetto dorato rigonfio di minuscole reliquie: scaglie di cere, pezzetti di palma benedetta e raffigurazioni di Santi. Il cuoricino aveva poi, alla sommità un’asolina ove infilare la spilla per fissarla tra le fasce del neonato. Ci si provvedeva tal volta, anche di Agnus Dei molto più grandi, da mettere a capo della culla ed aveva nella parte anteriore un bel tondo, che faceva da cornice ad una riproduzione dell’Angelo Custode o della Madonna.
Il piccolo Agnus Dei era tenuto in grande considerazione passava dalle fasce alle maglie ed accompagnava l’infanzia del bambino.

Ai nostri giorni al dire delle suore Trinitarie, il cui convento addossato alla Rocca Abbaziale, dura ancora la tradizione ma in forma molto ridotta.