Tradizioni Alimentari

Tradizioni Alimentari – La Pigna e Ju Valle

A Subiaco fra le varie usanze dolciarie pasquali c’era quella di confezionare due dolci caserecci chiamati l’uno “Pigna” e l’altro “Valle”.

La “Pigna” o pupazza era destinata ad una femminuccia e “ju valle” o gallo ad un maschietto. Le donne impegnate a confezionare dolci tradizionali non facevano altro che dare una forma diversa alla pasta dei ciambelletti che già avevano per le mani. Si prodigavano per riprodurre la sagoma di una pupazzetta con un uovo nella pancia, trattenuto da due listelline di pasta dolce a forma di croce. Anche il galletto o “vallozzo” portava nel ventre l’uovo trattenuto alla stessa maniera che diveniva sodo durante la cottura del tutto in forno.

Le abili mamme davano prova di bravura facendo alla “pigna” piccole mammelle e “aglu valle” la crestina spizzettata e la coda “ngrifata”.

I dolci giocattolo uscivano dal forno biondi, profumati e lustri di uovo spennellato all’ultimo momento che permetteva allo zucchero a grana di attaccarvisi.

La Pasqua è di per sé il trionfo delle uova, riposte per i quaranta giorni della quaresima, perché insieme alla carne costituivano alimento proibito, venivano ritirate fuori e poi condite in ogni salsa.
Le uova si fregiavano anche di ghirigori.

Il significato dell’uovo che veniva collocato nel ventre della “pigna” e del “valle” va attribuito alla fecondità femminile e maschile.

Per la civiltà contadina che tutto si aspettata dal ventre della terra, una eventuale infecondità sia ventre umano che animale, sarebbe stata una delle peggiori disgrazie.
E così quella “pigna” o “pupazza” veniva divorata con gli occhi quando era ancora allineata con altre teglie sul bancone del fornaio. Intanto il forno rintronava di rumore prodotto da pentole colpite dalla frusta che batteva uova zucchero e farina.
La colomba che chi offre ora il consumismo non restituisce quell’atmosfera magica ed incantata.