Subiaco nell’Unità d’Italia

Significativo fu il contributo di alcuni Sublacensi alla realizzazione dell’Unità d’Italia durante le spedizioni e la III guerra d’indipendenza.
Ricordiamo Cesare Consalvi che, nel 1849, salvò a Velletri la vita al generale Garibaldi dal furore dei soldati borbonici di Ferdinando II, accorsi dal regno delle Due Sicilie a combattere contro di lui;  Giuseppe Mercuri che nel 1857, partecipò alla spedizione di Sapri, organizzata da Carlo Pisacane, per incitare la popolazione del meridione a ribellarsi al regime borbonico; Antonio Gori e Luigi Pistoia che nel 1860, parteciparono, come volontari, alla spedizione dei Mille, condotta da Garibaldi e da Bixio, per liberare le popolazioni dell’Italia meridionale dal dominio borbonico; Benedetto Gori, Luigi Pistoia e altri giovani volontari che, durante la III Guerra d’Indipendenza, nel 1866, parteciparono ai combattimenti di Bezzecca, per la liberazione del Veneto dal dominio austriaco, con il corpo garibaldino delle camicie rosse. 

Significativo fu anche il contributo di alcuni giovani sublacensi per la costituzione delle colonie in Africa, in particolare della Libia, durante la guerra italo-turca (1911- 1912), distinguendosi essi nei combattimenti di Sciarra-Sciat, e dell’Etiopia durante la guerra italo-abissina (1937.1938).
Altrettanto significativo fu il contributo di sangue, offerto da duecentoquindici giovani caduti sui campi di battaglia, durante la prima guerra mondiale (1915.1918) per la liberazione delle popolazioni di Trento e Trieste, ancora irredente, dal dominio austriaco.
Nel marzo 1915 ebbe luogo la soppressione della commenda cardinalizia da parte del papa Benedetto XV, che segnò il definitivo ritorno dell’Abbazia “Nullius”, dopo quasi cinque secoli, sotto la giurisdizione degli abati claustrali di Santa Scolastica.

Essi ripresero ad esercitare i soli poteri spirituali sulle popolazioni di Subiaco e del territorio, dopo gli ultimi commendatari, che in ordine cronologico, furono i cardinali: Raffaele Monaco La Valletta, Carmine Gori, Angelo Bianchi, Placido Schiaffino, Luigi Macchi ed il papa Pio X.
Nel primo ventennio del Novecento furono risolti importanti problemi socio-economici, quali: la costruzione di un tronco ferroviario ad opera della Ditta Piatti, collegato con lo scalo di Mandela e con Roma capitale, liberando cosi la cittadina da un secolare isolamento; l’impianto di una fabbrica di cemento ad opera della Ditta Salvatori, nelle immediate adiacenze del ponte San Mauro; la costruzione di una centrale idroelettrica ad opera della Società Anglo-Romana, realizzata con lo sfruttamento delle acque dell’Aniene, in località “Fontanella del Cardinale”; l’illuminazione elettrica degli ambienti privati e pubblici del paese, che sostituì quella a petrolio; l’impianto del telegrafo e del telefono; la costruzione dell’ospedale civico ad opera dell’illustre oculista Arnaldo Angelucci di Subiaco.