Subiaco nel Medio Evo

Nella seconda metà del sec. XIV fu a Subiaco il Petrarca il quale, visitando lo Speco ebbe l’impressione di sentirsi rapito sino alla soglia del Paradiso. Infatti nel De vita solitaria lo definì “Paradisi limen”. Al periodo di splendore seguì quello funesto dei secoli di ferro.

Lo scisma quadriennale del monaco Pelagio provocò l’intervento diretto della Santa Sede, che privati i monaci del diritto di eleggersi l’abate, nominò i cosiddetti “Abati Curiali”.

Ad aggravare le condizioni della vallata concorsero anche il catastrofico terremoto del 1298, una eccezionale piena dell’Aniene, lo scoppio della peste nera ed il violento terremoto del 1348, la lontananza della curia papale, esule in Avignone, l’anarchia imperante in Roma e nello Stato Pontificio, le fazioni e la presenza nei territori sublacensi dei Caetani e dei Colonna.

Nel 1388 Urbano VI nominò altri abati, detti “Manuali”, con funzioni amministrative temporanee, il cui governo fu un vero fallimento, fatto questo che spinse Callisto III a dare in commenda l’abazia trasferendo integralmente i poteri feudali e spirituali dell’abate, nonché l’uso di tutte le sue rendite a persone estranee ai monasteri ed alla stessa Abbazia territoriale.

Il primo commendatario perpetuo fu il cardinale Giovanni Torquemada, zio dell’inquisitore Tommaso, nominato nel 1456, il quale riformò la disciplina dei monasteri, elaborò lo statuto, che impose alle popolazioni di Subiaco e dei paesi abbaziali.

Durante il suo regime, nel 1461 fu a Subiaco in visita ai monasteri, l’umanista Pio II e nel 1465 fu installata nel cenobio di Santa Scolastica la prima tipografia italiana ad opera degli stampatori tedeschi Corrado Sweynheym ed Arnoldo Pannartz, venuti da Magonza dopo l’eccidio della città e lo scioglimento del sodalizio tipografico di Giovanni Gutenberg.

Palazzo Toquemada

Palazzo Toquemada

Al Torquemada, dopo il papa Paolo II, successe nella direzione della commenda il cardinale Rodrigo Borgia, che fortificò la Rocca, costruendovi una torre quadrata a cui diede fama per la nascita, in essa, dei suoi figli Lucrezia e Cesare.
Istitui, nella piazza di Subiaco, nel marzo del 1472, il mercato settimanale fissato al sabato ed alienò il castello di Marano dalla mensa conventuale.

Eletto papa col nome di Alessadro VI, nel 1492, in segno di riconoscenza offri la commenda al cardinale Giovanni Colonna, patrocinatore della sua candidatura a pontefice.

Con il potente casato Colonna, avrebbe dovuto cominciare nel sublacense l’Evo Moderno, invece il Medioevo si protrasse sino alla seconda metà del Settecento.
La signoria dei Colonna dominò per lo spazio di 116 anni. Successori di Giovanni furono infatti Pompeo, Scipione, Marcantonio, Camillo ed Ascanio.

Il loro dominio fu esiziale per la vallata, sia per lo strapotere esercitato verso i sudditi, sia per le pessime relazioni con il papato, sfociate in sanguinosi scontri con gli eserciti pontifici, che ebbero, come teatro, alcune zone della vallata. Giovanni infatti ruppe con Alessandro VI; Pompeo con Giulio II, che lo aveva privato della Commenda, poi restituitagli da Leone X.

Nemici acerrimi di Clemente VII, Pompeo e Scipione furono attaccati da due spedizioni militari inviate a Subiaco dal pontefice. Francesco fu nemico di Paolo IV.

Rocca Abbaziale

Rocca Abbaziale

Il castello fu sottoposto a depredazioni e la Rocca venne smantellata, ma subito riparata.
I due monasteri, in tale periodo, si unirono a Montecassino, unione che durò sino al 1872.
Essi riacquistarono si una certa autonomia rispetto al commendatario con il diritto ad avere un proprio abate per il governo interno, ma dovettero lasciare nelle mani del primo il duplice potere temporale e spirituale sia sul territorio abbaziale sia sulle popolazioni che lo abitavano.
Ovviamente tale dualismo di abati fu fonte di frequenti dissidi, i quali avvelenarono per secoli la vita del Sublacense.

Gli unici fatti all’attivo del dominio colonnese, in favore di Subiaco, furono l’erezione del convento di S. Barnaba dei Cappuccini, la ricostruzione della chiesa di S. Andrea, la fondazione del monastero delle Benedettine di S. Giovanni Battista e l’apertura delle scuole, affidate ai PP. Dottrinari. Paolo V, nel 1608, affidò la commenda al cardinale Scipione Caffarelli Borghese, che la tenne sino al 1633, anno in cui Urbano VIII l’assegnò al nipote Antonio Barberini.

La potente signoria barberiniana la tenne per lo spazio di 105 anni, sino al 1738. Ad Antonio seguirono Maffeo, Carlo e Francesco.

Fatti notevoli, accaduti durante il regime dei Barberini, energico ed autoritario, furono:
– la piena autonomia dell’Abbazia «Nullius», raggiunta mediante transazioni del commendatano con i vescovi di Tivoli, Palestrina ed Anagni negli anni 1638 e 1639, ratificate poi dal papa Urbano VIII;
– la celebrazione del primo sinodo, nella chiesa di Santa Scolastica nel 1674, che diede un corpo di leggi canoniche alla piccola diocesi sublacense;
– l’avvio dato alle visite pastorali delle parrocchie da parte del commendatario;
– l’apertura di un seminario per la formazione dei giovani aspiranti alla vita ecclesiastica;
– la costruzione di piccole industrie della carta, del cotone e stoffe colorate, il cui funzionamento fu reso regolare da una diga, costruita lungo l’Aniene, detta la “parata del fiume” e da un acquedotto, destinato ad azionare i macchinari;
– l’erezione del monte lanario, convertito poi in frumentario.