Subiaco nel 1800

Nel 1798-99 e nel 1810-14 ebbero luogo invasioni militari da parte di truppe francesi, che occuparono e presidiarono la cittadina perpetrando prepotenze e furti di oggetti sacri preziosi sia nei monasteri che nella chiesa di Sant’ Andrea, deportando in Francia Pio VI, che morì esule a Valence nell’agosto 1799, e in Corsica persone di riguardo che rifiutarono di giurare fedeltà a Napoleone Bonaparte, tra cui il commendatario cardinale Pier Francesco Galleffi.

Nel 1847 assunse la direzione della commenda, come abate, lo stesso Pio IX, che la tenne per circa sei anni, governandola tramite un suo vicario, Pio Bighi, vescovo titolare di Listri, sino al 1853, preceduto dai cardinali Pietro Ugo Spinola e Paolo Polidori, seguito poi dal cardinale. Girolamo D’Andrea nonché dai vescovi amministratori, Antonio Pettinari e Filippo Manetti.

Nell’aprile del 1849, durante la breve vita della Repubblica Romana mazziniana, Subiaco fu invasa da 1.500 uomini, guidati da Giuseppe Garibaldi. Nell’ottobre del 1867 ventinove garibaldini, sotto la guida del giovane capitano milanese, Emilio Blenio, scesi dal Monte Toro, entrarono nella cittadina per abbattervi il dominio temporale del papa. Nelle adiacenze dell’antica piazza del Governo, scontratisi con gli Zuavi, rimasero uccisi lo stesso Blenio, due suoi compagni e due civili.

Dopo il 20 settembre 1870 Subiaco, come tutti gli altri comuni del circondario, fu aggregata al nuovo Regno d’Italia.

Si ebbe cosi la chiusura dei conventi di San Francesco e di San Barnaba, con la dispersione dei frati nonché l’incameramento delle loro proprietà. Vennero salvati dalla soppressione i due monasteri benedettini, dichiarati monumenti nazionali per la loro importanza storico artistico culturale, ed affidati alla custodia di pochi monaci, ma non dalla eversione dei beni terrieri, che furono venduti all’asta dal demanio dello Stato.