Storia del Campanone della Chiesa di Sant’Andrea

Diciassette quintali e tre chili (5.200 libbre), questo il peso della campana rimossa dai Giacobini al tempo dell’occupazione francese nel nostro territorio.Ma non potendola portar via a causa della difficoltà del trasporto, furono costretti a venderla ad un ebreo, il quale, successivamente, propose l’acquisto al municipio. Il Gonfaloniere di quel tempo, Giuseppe Gori, desideroso che la campana tornasse di proprietà del Monastero, ne propose il riacquisto all’Abate Cavalli, il quale però diede risposta negativa. Venne acquistata quindi per conto del municipio e sistemata nella cella di sinistra del seminario.

Ne nacque in seguito una lite, tra Monastero e Municipio, in quanto dopo che venne ripristinato il Governo Pontificio anche in Subiaco, l’Abate Cavalli cerco di recuperarla, ma il Campanone, così chiamato da tutta la popolazione sublacense per via del suo timbro forte ed armonioso, rimase al suo posto.

Nell’anno 1905, 16 luglio, in seguito alle elezioni parziali amministrative entrò in funzione la nuova lista denominata “Subiaco Popolare”, guidata da Gabriele Varroni.

Fra i vari problemi della cittadina cercò di recuperare e risolvere il problema della rifusione del campanone, che a causa di una falla prodottasi nel 1903, non faceva sentire già da molto tempo la sua voce.

Nel 1907 l’opera di restauro venne affidata alla ditta Lucenti di Roma, al quale furono imposte condizioni precise di restauro, il timbro doveva restare uguale a quello precedente, così pure lo spessore del bronzo, la sagoma ed il peso.

Tutti i membri della Giunta Comunale, presenziarono in Roma alle delicate operazioni di rifusione del Campanone. Al termine del lavoro, il rituale del pranzo cui parteciparono oltre agli Assessori, ed ai fratelli Ernesto ed Oreste Lucenti, titolari della Ditta, anche tutti gli operai della Fonderia.

Le spese della rifusione furono sostenute dal Municipio e dai cittadini che contribuirono con numerose e cospicue offerte.

Il 30 novembre 1907 nella Piazza di Sant’Andrea, Monsignore Prospero Scaccia, Vescovo di Tivoli, espressamente delegato dal Papa Pio X, dinanzi ai Canonici del Capitolo, ed a una folla plaudente, benedisse la Campana di bronzo ed anche la Campana media, rottasi nel periodo invernale dello stesso anno e rifusa a spese dell’Abbate Commendatario.

Furono risistemati nel campanile della Chiesa di Sant’ Andrea; la Campana media in quella di destra, guardando la facciata della “concattedrale”, ed il Campanone in quella di sinistra.

Varie scritte incise a rilievo sul Campanone, di notevole interesse la seguente:

ERNESTUS ET ORESTES FRATES LUCENTI FUSORES ROMAE
RE CONFECTA FELICITER CURANTIBUS GABRIELE VARRONI
SYNDICO CIV., IACOBO CIGNITTI, CAROLO TOMEI,
FELICE ANTONUCCI, HECTORE LUSTRISSIMI, ALOYSIO GIUSTINIANI,
CRESCENTIANO LOLLOBRIGIDA ADSESSORIBUS A. MCMVII