Tradizioni Alimentari – Fagiolina Arsolana

La fagiolina Arsolana, è un legume bianco, di dimensioni fra i 5 e i 7 mm  un pò tondeggiante, di pasta delicata, facilmente digeribile.  Questa varietà di fagiolo viene coltivato ai piedi della cittadina di Arsoli nelle campagne bagnate dal fosso Bagnatore e dal fiume Aniene.

La sua semina avviene  nel mese di maggio per poi raccogliere il prodotto tra la fine di agosto e i primi di settembre.

La riscoperta di questo legume  va a un contadino ultraottantenne, Luigi Di Marcotullio che per anni ha mantenuto in vita questa coltivazione  nel suo orto. Si tratta di un vero e proprio tesoro genetico come l’hanno definito i ricercatori del CNR di Porano che si sono occupati del suo recupero.

Gli arsolani hanno sempre dedicato al raccolto della fagiolina feste paesane che con il tempo si trasformate in una sagra che si svolge tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.
La sagra propone per due giorni le semplici ricette contadine cucinate ancora secondo le antiche modalità e con prodotti genuini locali eventi culturale e ricreativi.

Tradizioni Alimentari – La Rosciola

Da qualche anno Subiaco ha riscoperto la “Rosciola”, un vitigno locale da tempo abbandonato. Dopo sette anni di sperimentazioni, due agricoltori sublacensi hanno infatti ricreato in località “Le Camere”, alla periferia della città, questa preziosa varietà, la cui abbondante produzione caratterizzava negli anni passati il periodo della vendemmia.
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Tradizioni Alimentari – Le Coppiette

Specialità oggi apprezzate, che però hanno origini umili e modeste. Le coppiette nascono dall’antico uso di conservare la carne fresca nel tempo.
All’inizio prodotte con la carne equina, dall’Ottocento si è cominciato ad adoperare anche la carne ovina e, finalmente, al giorno d’oggi la maggiore produzione è prettamente suina.
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Tradizioni Alimentari – La Pigna e Ju Valle

A Subiaco fra le varie usanze dolciarie pasquali c’era quella di confezionare due dolci caserecci chiamati l’uno “Pigna” e l’altro “Valle”.

La “Pigna” o pupazza era destinata ad una femminuccia e “ju valle” o gallo ad un maschietto. Le donne impegnate a confezionare dolci tradizionali non facevano altro che dare una forma diversa alla pasta dei ciambelletti che già avevano per le mani. Si prodigavano per riprodurre la sagoma di una pupazzetta con un uovo nella pancia, trattenuto da due listelline di pasta dolce a forma di croce. Anche il galletto o “vallozzo” portava nel ventre l’uovo trattenuto alla stessa maniera che diveniva sodo durante la cottura del tutto in forno.

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