Subiaco la Culla della Stampa

I primi tipografi arrivano in Italia verso il 1464, e precisamente a Subiaco, dove due allievi di Schoeffer, Corrado Sweynheym e Arnoldo Pannartz, avevano sistemato la loro stamperia e dove prendono a modello le scritture dei manoscritti posseduti dalla biblioteca del monastero di Santa Scolastica.
Qui venne creato un nuovo carattere, il tipo romano, dalle forme tonde e dalle linee regolari, che si ispirava alla scrittura carolina (a sua volta ripresa nel Quattrocento dalla scrittura umanistica libraria) così chiamato perché si ispirava alla scrittura latina degli antichi monumenti romani, inoltre furono fusi caratteri graci per il Lattanzio.

Il procedimento di stampa consisteva nell’allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa di inchiostro e pressata su un foglio di carta o di pergamena. L’innovazione stava nella possibilità di riutilizzare i caratteri.

La lega per i caratteri era formata da piombo e stagno, raffreddava velocemente e resisteva bene alla pressione esercitata dalla stampa. La macchina usata per la stampa era derivata dalle presse a vite usate per la produzione del vino: questo permetteva di applicare efficacemente e con pressione uniforme l’inchiostro sulla pagina.

A Subiaco stamparono quattro libri:

* Donatus pro puerulis, grammatica latina per giovanetti (300 esemplari);
* De Oratore di Cicerone, prima del 30 settembre 1465 (275 esemplari);
* Tre opere del Lattanzio, terminate di stampare «nel venerabile monastero sublacense» il 29 ottobre 1465 (275 esemplari);
* De Civitate Dei di Sant’Agostino, in due colonne, finito di stampare il 12 giugno 1467 (275 esemplari).

I due stampatori nel 1467 si trasferirono a Roma nella casa di Pietro e Francesco Massimo. A Subiaco erano rimasti circa quattro anni, stampandovi quattro libri regalando a Subiaco il vanto e il merito di culla della stampa in Italia.