La Cartiera di Subiaco

La Cartiera di Subiaco, per cinque secoli unica realtà industriale nell’alta Valle dell’Aniene, deve i propri natali a papa Sisto V che nel 1587 incarica il mercante genovese Giovanni della Pigna della sua costruzione.
Quale luogo poteva essere più appropriato per una delle prime cartiere d’Italia se non Subiaco, la culla della stampa italiana!
A Subiaco, infatti, ed in particolare nel Monastero benedettino di Santa Scolastica – sede di un antichissimo scriptorium e di una prestigiosa biblioteca – i discepoli di Gutenberg, Pannartz e Sweynheym, realizzarono nel 1465 il primo libro stampato in Italia, ossia le Opere del Lattanzio.
Originariamente la Cartiera di Subiaco non era altro che un piccolo opificio che diverrà ben presto una cartiera nota in Italia e all’estero per la produzione di carta pregiata.
Quando la Cartiera passò di mano dal mercante Giovanni della Pigna alla famiglia Gavotti di Roma, la piccola fabbrica ebbe un forte impulso. Nel 1636 la capacità produttiva fu potenziata dalla costruzione della diga detta la parata. Tale sbarramento del fiume Aniene dava origine ad un canale, in parte sotterraneo. Tra il canale artificiale e il fiume si formava così un’isola, chiamata ancora oggi degli opifici, proprio perché in essa sorgevano la Cartiera, le fabbriche di feltri (le valche), il mulino, la rameria e la fabbrica di stoviglie. L’acqua del canale fungeva così da forza motrice, azionando i rotori dei vari opifici.

Nel secolo che seguì, per migliorare sempre più la qualità della produzione, furono chiamati a Subiaco alcuni maestri cartai da Fabriano e Piòraco, espertissimi nella lavorazione di carta pregiata. In quegli anni venne nominato abate commendatario di Subiaco il cardinale. Giovannangelo Braschi , poi eletto papa nel 1775 col nome di Pio VI , e grazie alla sua munificenza il paese si arricchì di monumenti e infrastrutture, tanto da essere elevato a rango di città.

Nel 1791 Pio VI acquistò dalla famiglia Gavotti la Cartiera e l’affidò al Sovrintendente Generale dell’Abbazia Giuseppe Catani che ne curò l’ampliamento e il restauro, aggiungendovi nuove attrezzature.
Gli ultimi anni del ‘700 videro la proclamazione della prima Repubblica a Roma; Pio VI fu deportato in Francia e la Cartiera di Subiaco fu sottratta alla mensa abbaziale. Ad anni di incertezza e di instabilità politica seguì il lungo pontificato di Pio IX, durante il quale la Cartiera subì un profondo ammodernamento, che culminò con l’introduzione della prima macchina continua .
La Cartiera di Subiaco si distinse così per l’innovazione produttiva e per la finissima carta pregiata tanto da attirare l’attenzione del “Giornale di Roma” che in un articolo del 1854 decantava la “grandiosa” cartiera.

Nei primi anni del Novecento la Cartiera operava ancora come un’antica fabbrica artigiana dedita alla produzione di carta di alta qualità. La sua prestigiosa produzione, però, rischiava di finire in quanto, con l’avvento delle nuove tecnologie, non risultava più al passo coi tempi.

Nel 1920 la famiglia Crespi acquistò la Cartiera iniziando una radicale opera di ammodernamento che la rese un’industria a tutti gli effetti. Un gruppo di operai specializzati fu chiamato dal Piemonte col compito di dirigere e formare gli oltre 200 operai del posto.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la Cartiera subì – come gran parte del territorio sublacense – gravissimi danni a causa dei bombardamenti.
L’ingegnere Crespi, anche Sindaco di Subiaco, si accollò interamente l’onere, poi anche l’onore, della ricostruzione della Cartiera. Alla fine dei lavori, inizio anni ’60, questa risultava dotata di una seconda macchina continua e di una nuova centrale elettrica; insomma, più efficiente e moderna di prima.

La fama e il credito di cui godeva nel mondo industriale, anche a livello internazionale, fecero sì che nel 1968 venisse stipulato un contratto di esclusiva con la 3M Italia s.p.a per la fabbricazione di una carta autocopiante, la “Action Paper”, destinata al mercato interno ed estero.Si passò dunque dalla produzione di carta pregiata a quella di carta chimica. Nel 1972 la famiglia Crespi cedette l’intero pacchetto azionario alla GEPI s.p.a. che consolidò i rapporti con la 3M e poi con la Wiggins Teape, leader europeo nella produzione di carte autocopianti.

Nel 1980 la multinazionale inglese diviene unica proprietaria della Cartiera. In questo periodo l’industria sublacense viene potenziata, alcuni reparti automatizzati e viene inaugurato il depuratore. Inoltre un intenso programma di ricerca e sviluppo, condotto dalla nuova proprietà in collaborazione con la il centro ricerche della casa madre (Wiggins Teape Research and Development Centre), modifica totalmente il processo produttivo della carta, migliorandone la qualità ed eliminando alcuni componenti chimici inquinanti. Va sottolineata la particolare cura con cui la Cartiera di Subiaco è stata trattata sia dal punto di vista della sicurezza degli impianti, sia da quello della salvaguardia ecologica. Lo stabilimento infatti fu dotato di due impianti di depurazione: uno chimico-fisico ed un altro biologico.
Questi sono per la Cartiera anni di intenso sviluppo e di importanti risultati in termini di produzione e investimenti che ne fanno una ricchezza per il paese di Subiaco che la ospita e una realtà economico-industriale tra le più avanzate nel settore.

All’inizio degli anni Novanta il settore delle carte autocopianti entra in crisi e nel 1994 la Cartiera di Subiaco viene chiusa per la prima volta dalla sua nascita. Nel luglio 1995 lo stabilimento viene rilevato dalla società Diatec di Cles (Trento) che, oltre a riprendere la produzione della Action Paper, ottiene la concessione della riattivazione della centrale idroelettrica, accedendo alle agevolazioni previste dalla normativa sulle fonti di energia rinnovabile. Tre anni dopo, nel luglio 1998, subentra la DEA s.p.a. che riconverte la produzione dalla carta autocopiante a quella decorativa per mobili.
Il 7 marzo 2001 il Tribunale di Frosinone dichiara lo stato di insolvenza del Gruppo Confalonieri, proprietario della DEA e della Cartiera di Subiaco. Da qui la crisi irreversibile che ha portato alla dismissione degli impianti di produzione della carta e poi alla gara per la vendita degli immobili.
La Cartiera ha segnato un epoca per Subiaco e la Valle dell’Aniene, con una storia antica è diventata un elemento di cultura materiale dell’archeologia industriale.
L’elemento “cartiera” è senza dubbio caratterizzante per area sublacense e come tale è da ritenersi un “elemento museografico” del paesaggio.