Tradizioni Religiose – Ju Dispensorio

Si tratta di una pratica pseudo-religiosa, di cui non resta che il ricordo lontano e sbiadito nelle persone avanti negli anni, è quella che va sotto il nome di “dispensorio”. Il termine dialettale sublacense traduce dalla lingua italiana: responsorio, forma liturgica salmodica.

Stando al vero, la pratica empirica, in uso nella Subiaco che fu, si effettuava in parodia. “Ju dispenzorio” più che a responsorio corrispondeva a “responso” e la maniera con cui si svolgevano le cose ce ne da ragione.

Da sondaggi e ricerche effettuate presso più persone, risulta che si ricorreva ad una donna capace di fare “ju dispensorio” quando si era in ansia e in preda alla disperazione.

A Subiaco aveva la fama di Sibilla cumana una tale che col suo aspetto risoluto e collerico, incuteva terrore. Nella vita normale, non sembrata tanto pia e praticante, ma nell’interno della sua abitazione pregava ogni santo e protettore.
Ciò era noto a molti che si rivolgevano a lei con fiducia per il “dispensorio”. Per salire alla sua casa, si dovevano fare molte scale sconnesse e tortuose fino all’ultimo piano.
Una volta accettata la richiesta e la motivazione, ad esempio di un figlio che doveva tornare e tardava, la sedicente sacerdotessa si dirigeva verso la stanza da letto, staccava dal muro la corona del Rosario, tenuta sempre accanto alla palma benedetta e dignitosamente si accostava alla finestra spalancata.
A questo punto iniziava a sgranare Ave Marie intercalate dalla frase che comprendeva la richesta fatta dalla persona interessata.
Intanto lei era sempre rivolta nella direzione dalla quale sarebbe dovuto tornare chi si attendeva.
Chi nella stanza sostava con ansia e si associava al “dispensorio”, non tradiva meraviglia: tutto sembrava un rituale estremamente necessario per ottenere grazie da Dio.
Quando poi, l’orante si segnava con ampio gesto di croce e baciava la corona, l’invocazione era finita. Ella si girava con bonaria serenità e rassicurava che la persona della quale si aspettava il ritorno era per la via.
La pratica del “dispensorio” è durata sino agli anni  ’40.