Jenne

Jenne è paese montano posto su uno sperone del Monte Pratiglio a 835 m s.l.m. è sede del Parco Regionale dei Monti Simbruini.
Non si hanno dati certi sull’anno di fondazione e diversi significati vengono attribuiti al suo nome, secondo alcuni deriva dal latino “Janua”, ossia “ingresso”, “porta”, ad indicare la posizione dominante dell’abitato sulla valle dell’Aniene. Altre fonti ne indicano “Gehenna”, “le porte dell’inferno”. Quest’ultima possibilità sembra la più accreditata, e sarebbe suffragata, secondo alcuni, dal nome delle profonde grotte carsiche ai piedi del monte Pratiglio, sulle cui pendici giace il paesino di Jenne.

Nonostante alcuni ritrovamenti archeologici di epoca romana, gli storici fanno risalire le origini di Jenne al periodo dell’incastellamento della Valle dell’Aniene. Intorno al 1079 il castello di Jenne, posto a dominio di tutta la valle dell’Alto Aniene, fu oggetto di contesa fra esponenti della famiglia dei Conti di Tuscolo ed il monastero di Santa Scolastica il cui abate, dopo aver riconquistato Jenne e costruito un castello sul monte Porcaro (1082), li concesse in feudo al vescovo di Alatri.  Dalla famiglia di Filippo II ed in questo Castello, intorno all’anno 1190 ebbe i natali Rinaldo II, futuro Papa Alessandro IV, il Papa di Jenne (1254-1261).

Di particolare interesse tra le chiese e gli edifici storici si ricorda l’ antica parrocchiale di Jenne, dedicata a S. Andrea Apostolo, era attigua alla chiesetta della Madonna della Rocca ed era costituita da un’ unica navata che conteneva cinque altari. Oggi è visibile l’ affresco con la Vergine, San Rocco e Santo Stefano.
Nel 1874 fu consacrata la nuova parrocchiale dedicata ancora a S. Andrea Apostolo, costruita nel 1834 con le pietre della vecchia Chiesa. La parrocchiale, a croce latina, custodisce la statua di San Rocco, protettore di Jenne, e un crocifisso ligneo del ‘600.
 La Chiesa della Madonna delle Grazie è a due navate, una del XIV secolo e l’ altra del XVIII secolo. La Chiesa conserva un venerato affresco su roccia raffigurante la Vergine con il Bambino sulle ginocchia e un libro sulla mano destra.
Era la sera del 19 giugno del 1903 quando Fogazzaro a dorso di un mulo alla ricerca del paese più povero e più misero della valle sublacense si portava sino a Jenne. “Stamattina feci un’alpinata, no, un’appenninata di cinque ore; non le posso descrivere le miserie degli abituri che vidi; miserie che però non valsero ad avvilir questo latin sangue gentile tutt’ora mirabile nei volti e nei modi.” (A. Fogazzaro, lettera all’amico Mons. G. Bonomelli) Era alle prese con la elaborazione di quello che diverrà di lì a breve uno dei suoi romanzi più contestati ma di successo: il Santo.