Il Dialetto Sublacense

Il dialetto di Subiaco e di tutta l’area romano laziale non è esoterico ma comprensibile benché la pronuncia sia aspra e stretta caratterizzata dall’articolo ju e dalla chiusura in u dei termini maschili.

Esso deriva dal latino parlato dal popolo, quello che cicerone chiama Sermo Vulgaris.

Il latino volgare o sermo provincialis è l’insieme delle varianti della lingua latina parlate dalle diverse popolazioni dell’Impero Romano.

La sua principale differenza rispetto al latino letterario è la maggiore influenza dei substrati linguistici locali e la mancanza di una codificazione legata alla scrittura.

Tali modifiche agivano sia a livello fonetico che lessicale, ed erano sostanzialmente dovute allo strato linguistico precedente al latino.
Il sublacense infatti affonda le sue radici ancora più infondo del latino antico, nella prisca civiltà osco-equicola, quando l’asperità del luogo e le scarse comunicazioni facevano della valle dell’Aniene un’isola con particolari caratteristiche.

Ancora oggi se prendiamo in esame alcune parole dialettali troviamo moltissime affinità con il latino.
e.s.

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Sublacense           | Latino           | Italiano
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Eo                   | Ego              | Io
Issu                 | Is               | Lui
Addéotto             | Ad actum         | Andare via
Iterza               | Tertie dies      | L'altro ieri
Innotte              | In nocte         | Questa notte
Ecchi                | Hic              | Qui
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Il dialetto sublacense fa parte di una società agro pastorale e artigiana, è stato incontrastato e valido sino all’avvento dei mass media.

Non è esatto affermare che il dialetto sia la corruzione della lingua ufficiale, è logico pensare che la lingua e il dialetto siano sempre esistiti insieme ma diversamente utilizzati.

Parlare il sublacense è abbastanza facile meno è scriverlo ma difficoltoso è leggerlo essendo aspro ruvido ed insidioso.

Una breve guida su come leggere il sublacense è utile per chi non possiede la padronanza del dialetto.
Gli accenti svolgono un ruolo predominante, alcune parole se volte al maschile vogliiono l’accento acuto mentre al femminile vogliono l’accento grave.

Nelle parole uscenti in óne al femminile cambiano in òna “sbafóne-sbafòna”; non solo ma al plurale diventano “sbafuni-sbafòne”. Tutte le parole in óne-òna, uni-òna possono acquistare la forma tronca: “mbrugliò-mbruglió”, “maglió-magliù”.
Al contrario dell’italiano, che non ha nessuna parola terminante in forma tronca con la ó stretta, il sublacense abbonda di accenti acuti: turió, scardó, diriló, carbó ecc…

Gli esponenti moderni più illustri del dialetto sublacense che hanno redatto opere in lingua sono Benedetto Lupi, Pina Zaccaria Antonucci, Benedetto Bagnani e Achille Pannunzi.