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L'era industriale di Subiaco e dei suoi Opifici


Via degli OpificiNon si hanno notizie sulle origini dell’area industriale di Subiaco. Si può comunque ipotizzare con buona attendibilità l’impianto di piccoli laboratori artigianali o pre-industriali da tempo remoto.
Questa presenza contribuisce col passare del tempo allo sviluppo dell’economia locale, favorendo la diffusione dei mestieri legati a diverse lavorazioni, analogamente a quanto si verifica in molti altri centri del Lazio.
Il più antico documento risale alla seconda metà del XVI secolo, durante la commenda della famiglia Colonna. Si tratta di un breve di Sisto V, con il quale nell’anno 1587 il pontefice promuove l’erezione della cartiera a Subiaco, affidando l’incarico dei lavori al mercante genovese Della Pigna. Quest’opera appartiene ad uno degli interventi di ammodernamento, volti a realizzare nuovi impianti industriali, che coinvolge alla fine del Cinquecento l’intero Stato Pontificio. Per la città di Subiaco l’opificio cartario costituisce la prima vera industria, anche se già risultano in funzione alcuni molini a grano, nelle adiacenze dell’area prescelta.
La notizia di altri piccoli opifici avvalora la teoria di una plurisecolare presenza pre-industriale lungo il tratto urbano del fiume Aniene.
Con l’edificazione della cartiera si pongono le condizioni per un impulso all’intera attività produttiva locale, che già alcuni anni più tardi si rivela accresciuta e migliorata. E comunque durante il XVII secolo che si completa la fase di consolidamento che porta alla formazione di una vera e propria area industriale.

Si tratta di una lingua di terra oltre il margine orientale del centro urbano, la quale si restringe a cuneo sotto il ponte di S.Antonio abate. Il luogo è delimitato su un lato dalla sponda del fiume Aniene, e su quello opposto da un canale ad esso affluente, generato dagli scoli delle pendici dei monti circostanti, più tardi denominato fosso delle Ruote.
L’area è collegata alla città per mezzo di un breve tratto di strada che, dal versante settentrionale, confluisce nella sua principale direttrice di attraversamento. In particolare un piccolo ponte, originariamente a sesto acuto e di epoca medievale, documentato da alcune stampe settecentesche, collega il nucleo urbano e l’area industriale; nel secolo XVIII si rende necessaria la sua sostituzione con quello, a tutto sesto in pietra locale chiamata cardellino, tuttora esistente. Va sottolineata per la sua eccezionale potenzialità la scelta dell’area spiegabile evidenziando alcune caratteristiche particolarmente favorevoli per gli esercizi industriali, quali la presenza del fiume, capace di garantire un approvvigionamento idrico proporzionale ai bisogni degli opifici, ed inoltre la particolare conformazione orografica che, con i suoi salti di quota degradanti verso l’alveo del fiume consente, sfruttando la caduta naturale, di animare numerose macchine e ordigni di lavoro. Le notizie rinvenute nei documenti del XVI secolo fanno riferimento quasi esclusivamente all’attività della cartiera. Quelle in merito agli altri opifici risultano scarne e frammentarie, e pertanto non consentono una ricostruzione completa per valutare a pieno l’entità delle diverse produzioni e l’organzzazione dell’intero centro produttivo. E certa comunque la presenza, alla fine del ‘500, anche di una gualchiera, una ferriera ed un molino per cereali.
La proprietà è già conferita all’abate commendatario che amministra le industrie poste in esercizio attraverso la Mensa Abbaziale.
Il XVII secolo costituisce un periodo determinante per l’intera industria di Subiaco. Per opera del commendatario Antonio Barberini, la cui famiglia rileva l’abbazia dopo il dominio dei Colonna, viene promosso un considerevole numero di interventi volti a migliorare ed aumentare le potenzialità produttive ed occupazionali. Tra questi le cronache annotano quello finalizzato all’impianto di un lanificio, ma le notizie storiche non chiariscono la sua ubicazione; l’unica certezza è che esso occupando un buon numero di addetti doveva essere di dimensioni notevoli. Si può comunque ipotizzare la sua localizzazione nella stessa area industriale o nelle sue immediate vicinanze. A distanza di qualche decennio, forse per una crisi improvvisa del settore o per difficoltà sopravvenute, questo lanificio viene dismesso e trasformato in monte frumentario’°. La realizzazione più imponente che si deve al Barberini è senz’altro rappresentata dallo sbarramento del fiume Aniene per mezzo di due grosse sostruzioni murarie, a circa un terzo di miglio superiormente al centro urbano. L’intervento costituisce ancora oggi, uno tra i più impegnativi lavori intrapresi nella storia industriale di Subiaco. La costruzione di queste due dighe nella località indicata successivamente col nome di “Parata” consente infatti di incanalare l’acqua in uno speco sotteraneo, dal quale essa fuoriesce nei pressi degli opificil’.Qui attraverso un ingegnoso ed articolato sistema di vasche di accumulo denominate “conserve”, e canali adduttori secondari l’acqua si distribuisce secondo i bisogni alle diverse industrie, regolando il suo flusso con l’ausilio di piccole chiuse, portelli e viti in legno12. Con questo nuovo sistema di alimentazione risultano assicurati alle attività industriali l’azionamento ininterrotto, e la disponjbj lità dell’acqua in copia abbondante per l’intero anno. Ciò Costituisce elemento determinante per un’ulteriore espansione degli opifici, e l’impianto di nuove attività, sino a tutto il XIX secolo.
La Mensa Abbaziale affida spesso la gestione delle industrie a notabili e imprenditori, ma si distingue per l’instancabile opera di migliorame0 e di manutenzione promossa sull’intero complesso. Di particolare importanza è quella compiuta da Pio VI, già commendata rio di Subiaco, nella seconda metà del XVIII secolo, con restauri alla cartiera ed alla ferriera e l’impianto di una rameria Assai gravosi ed in pratica sempre precari risultano invece i lavori di ripristino e riparazione delle opere di derivazione del fiume, che si rendono necessari a seguito dei danneggiamenti prodotti dalle piene stagionali.
Tra le molteplici attività stabilite nella secolare storia industriale, quella della Cartiera costituisce la più importante anche in relazione al suo peso produttivo ed occupazionale: si pensi che in alcuni periodi essa riesce ad impegnare Circa duecentocinquanta operai. Va inoltre sottolineata anche la continua evoluzione di questa industria dovuta in genere al succedersi di nuove tecnologie ed alle innovazioni introdotte nei processi di produzione.
Nel corso del XIX secolo, malgrado si mantenga completamente isolato dalla città, il nucleo industriale risente degli interventi di ammodernamento, in particolare nella parte bassa di Subiaco, dove con l’apertura della nuova traversa interna, si rende rotabile tutto il tratto urbano 14. In virtù della nuova sistemazione si manifesta la necessità di riorganizzare alcuni degli accessi all’area. Un nUOVO ingresso di servizio per la cartiera viene aperto sulla “piazza dell’Indipendenza” ora piazza Roma, dove è ancora visibile. Costituito originariamente da un fornice per consentire l’attraversamento della fascia urbana a ridosso del sottostante fosso del Salvatore, viene nel secondo dopoguerra dilatato con uno sventram to per esigenze veicolari. A seguito dei lavori menzionati, l’antica strada di accesso, sul versante della porta delle Mole, perde progressivamente il suo ruolo di servizio e di collegamento tra l’area e la città.
Verso la fine dell’Ottocento nuovi opifici occupano le aree rimaste ancora mutilizzate. Ultima tra queste è quella della “Peschiera”, situata tra il ponte di collegamento all’area, denominato “delle Mole”, e quello più in basso, che scavaica il fiume Aniene, denominato di S. Antonio abate.
Agli inizi del XX secolo l’area mantiene ancora il suo carattere industriale soprattutto in conseguenza del continuo ampliamento della Cartiera, l’industria ormai più sviluppata ed in gran parte rinnovata nei corpi di fabbrica, ma comincia un lento ed irreversibile decadimento delle attività produttive sia per un evidente obsolescenza dei macchinari esistenti nella maggior parte degli opifici, sia per la tendenza ad una diversa dislocazione, conseguenza inevitabile all avvento dell energia elettrica.
Le terribili incursioni aeree del secondo conflitto mondiale, producono distruzioni irreparabili su quasi tutta l’area, determinando il progressivo abbandono delle attività ancora presenti, salvo la Cartiera riedificata negli anni Cinquanta.
L’area comunque almeno sul versante della Porta delle Mole, ha mantenuto il suo carattere unitario, se pur lungamente degradato. Ancora in piedi sono infatti gli edifici che hanno ospitato la Gualchiera, i magazzini ad essa adiacenti, gli ambienti ove si confezionavano le terre colorate, nonchè parte del vecchio frantoio dei monaci. La complessa canalizzazione idrica è in larga parte esistente sebbene in totale disarmo.

 

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