Benedetto Tozzi


Benedetto Tozzi - 1949Benedetto Tozzi nacque a Subiaco il 13 maggio 1910 e a Subiaco morì il 14 agosto 1968. Era il giorno in cui la popolazione sublacense, secondo una tradizione secolare, si raccoglieva nella medioevale Piazza della Valle per gridare tre volte "Misericordia" ai piedi del Salvatore e dell'Assunta. E il grido unanime rompe il totale silenzio che precede l'incontro delle due immagini sacre portate in processione da tutto il popolo di Subiaco.

Tozzi visse, quindi meno di sessant'anni, nel periodo che va da una guerra coloniale alla conquista dello spazio. Da ragazzo la famiglia, una delle poche benestanti della Città, lo mandò a studiare nel Seminario dell'abbazia Benedettina di Subiaco, ma lì non pare che fosse di suo gusto la disciplina di sapore monastico.  Frequentò successivamente il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti a Roma.  Da giovane lavorò come disegnatore al Governatorato di Roma e poté seguire così gli studi del Piano Regolatore della Capitale.  Ebbe allora i primi contatti con personalità del mondo romano dell'arte e della cultura.  Nello stesso periodo, come vincitore di concorso, realizzò insieme con SIRONI  opere pittoriche per varie manifestazioni governative dell'epoca.

Le sue esperienze cittadine furono quelle di un giovane pittore. Conobbe la vita dei locali notturni e difficoltà economiche di autogovernarsi. Frequentò ambienti artistici.

Alcune sue opere giovanili furono acquisite da membri dell'aristocrazia romana e figurano ancora nelle collezioni private dei Savoia e dei Colonna.  La sua esperienza senza pari la più importante fu l'amichevole relazione con il gruppo degli artisti della Scuola Romana: Scipione, Mafai, Barbieri, Ziveri, Pericle Fazzini .... Con questi ebbe continui contatti artistico intellettuali e di lunga amicizia, che influirono enormemente sulla sua produzione pittorica. 

Sposò la nobildonna Rosina Ciaffi che amò alla follia, e dalla quale ebbe sei figli, tre maschi (Sandro, Sergio, Leonardo) e tre femmine (Serenella detta Donatella, Gabriella e Valentina detta Andreina).

Intorno al 1938, lasciò lo studio di Via Margutta n. 51 a Roma, per recarsi in Francia. La sua esperienza francese la fece principalmente sulla Costa Azzurra.  Il cui ricordo è presente il alcune opere dove predominano i rossi. 

Lavorò poi a Tripoli, a Trieste, nell'Isola di Rodi. Frequentò il gruppo degli artisti di Anticoli Corrado, tra cui conobbe Pirandello, Mascherini, Celestini e l'amicizia di personalità artistiche come gli Accademici Attilio Selva e Pietro Gaudenzi.

Fu innamorato della montagna sublacense, tanto da conoscere tutti i sentieri e le cime dei monti che si elevano intorno a Subiaco.

Quando la seconda guerra mondiale insanguinò il mondo, una "cartolina di precetto" ci fu anche per Lui.  Richiamato alle armi, combatté come ufficiale di artiglieria da montagna sul fronte francese e a Pola, a Zara, a Trieste. La Fine della guerra lo colse in Francia, da dove tornò alla casa sublacense a piedi e con mezzi di fortuna.   A Subiaco trovò una città distrutta, un mondo disfatto: Il suo studio saccheggiato. Il paesaggio sublacense tutto macerie e rovine, le proprietà familiari devastate. Dal suo studio di Via Papa Braschi sito nel "Palazzo Romano" erano state asportate opere pittoriche giovanili e molte altre pregevoli del periodo della Scuola Romana.  La sua pittura tonale divenne allora drammatica nei quadri delle macerie e dei bombardamenti. Dopo la guerra e le sue brutali conseguenze, venne con tragica puntualità la morte di alcuni familiari. Lo lasciarono il padre Nazzareno (1949),  il fratello Antonietto (1949), la sorella più cara Valentina (1951) e successivamente la madre Campi Maria. 
L'animo sconvolto dell'artista si riversò ancora una volta sulle tele e la pittura divenne violenta, lampeggiante. La sua prima personale a Roma nel 1953, richiamò l'attenzione di autorevoli critici, che formularono giudizi positivi su "Benedetto da Subiaco"  e qualificarono le sue opere fra le migliori espressioni dell'arte contemporanea.   

Ma il peggio doveva ancora venire per il tormentato Artista. Forse perché non curava molto il suo regime di vita, piuttosto sregolato, forse perché non aveva in disprezzo per il fumo e quant'altro, forse per le preoccupazioni economiche, forse soltanto perché  così voleva il suo destino, Tozzi   incominciò così a non star bene ed ebbe qualche volta forti esaurimenti. La sua vita si fece sempre più difficile e il suo lavoro sempre meno assiduo. 
La morte lo colse nell'ospedale "A. Angelucci" dopo un lunga degenza iniziata l'8 aprile e conclusasi con la sua dipartita il 14 agosto 1968 alle ore 02 del mattino. 
Era uno spirito critico a volte feroce, a volte pungente, ma colorito e piacevole. Difetti ne ebbe, e forse non meno degli altri. Ma ormai chi lo amò e chi lo odiò, chi lo comprese e chi non seppe mai capirlo, chi lo perdonò e chi non riuscì a farlo; ormai tutti ricordiamo di Tozzi soltanto le virtù: la sua arte, le sue opere, la sua attività d'insegnante presso l'Istituto Magistrale "G. Braschi" di Subiaco la sua amorevole fatica di restauratore.

 

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