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La chiesa della Madonna del Carmine


Lungo il viale della Repubblica, racchiusa nel Palazzo Moraschi, sorge l’artistica Cappella dedicata alla Madonna del Carmise che nella seconda metà del XIX secolo venne decorata dal celebre architetto Francesco Gai (1835-1917), nato a Roma da madre sublacense.

La chiesa è ubicata in prossimità dell’area di uno dei dodici monasteri costruiti da S. Benedetto a Subiaco: S. Angelo dei Bolzi, conosciuto altrimenti con il titolo di “S. Angelo post lacum’ Era il monastero governato dall’abate Pompeiano, ove S.Benedetto intervenne di persona per correggere il monaco dalla mente vaga (Greg. Magno Diologhi, Il Lib).

In questo luogo vi abitò due anni il beato Lorenzo da Facciolo, dal 1207 al 1209. Nel corso degli anni in quest’area venne costruita anche la chiesa di S. Martino extra moenia che, in origine, risultava posta fuori delle mura della Città.

Nella prima metà dnll’ottocento, in questo ambito, iniziarono i lavori per la costruzione del Palazzo Moraschi, appartenente ad una delle notabili famiglie di Subiaco. L’antica chiesa venne cosi inglobata nelle strutture della ricca residenza.

Successivamente il complesso passò alla Ditta Alarico Piatti che nel primo ‘900 aveva ultimato la costruzione del tronco ferroviario Mandela-Subiaco.

Ospitò in seguito la Tenenza dei Carabinieri di Subiaco, con i suoi uffici territoriali. Dopo vari passaggi di proprietà, fra privati, il Comune di Subiaco ha recentemente acquisito l’intero complesso.

L’antica chiesa, nonostante le vicissitudini del Palazzo, è restata sempre aperta al culto religioso dei fedeli che, nell’antica tradizione hanno perpetuato una particolare devozione mariana sotto il titolo di Madonna del Carmine. Questa dedicazione alla Vergine Maria, oltre a riferirsi ad un più antico culto mariano, presente nel territorio da data immemorabile, viene ad integrare e sostituire una precedente chiesa sorta più a valle, in prossimità del Ponte di S. Francesco, tra conosciuta come S. Maria del Monte Carmelo e sorgeva lungo l’antica Via dei Tufelli. Anche questa chiesa, con ugual sorte, venne inglobata nella struttura della "Villa Scarpellini”, a differenza però di non essere aperta più alla pubblica devozione.

Tutti i giorni con turni diversi, varie donne, pie per il senso religioso, si avvicendano nella custodia del piccolo edificio di culto, vi apportano il segno tangibile della loro devozione, vi recitano ogni mercoledi sera il santo Rosario.
I passanti accennano ad una evidente ginuflessione o manifestano il segno della croce consapevoli del rituale scolpito nel loro animo.
La festività è solitamente festeggiata nel mese di luglio.

 

Nel primo decennio del dopoguerra, la tradizione voleva che quando la statua della Madonna entrava, annualmente, dentro le abitazioni di molte famiglie sublacessi, segnando la vita di quei particolari momenti.
Nelle ore vespertine c’era il consunto incontro per la recita delle preghiere alla Vergine, un momento di riflessione e raccoglimento, di solidarietà, di un vivere civile volto ad una più umana convivenza.


Esisteva tutto un rituale per l’addobbo dell’altare entro la stanza più grande della propria abitazione ove veniva posta la statua della Madonna. Sull’altare si collocava un’artistica tovaglia ricamata o lavorata all’uncinetto, ai piedi si poneva un grande vaso di margherite bianche ed al disopra della statua si confezionava un baldacchino realizzato con una cesta di vimini capovolta dalla quale dipartivano più teli che avvolgevano la figura della Vergine Maria.


Il rituale interessava la zona della Forma, della Missione, di Pietra Sprecata e della Valle

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