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L'Eremo di San Biagio


L’ eremo di San Biagio, fondato quasi in cima al monte Taleo, si gode il panorama di tutta la Valle dell’Aniene sino a Roma.

Qui risiedeva ancor prima dell’arrivo di Benedetto quel monaco Romano che sostenne il Santo nei durissimi anni di eremitaggio nella sottostante orrida spelonca.

Il monastero costituiva difatti una delle presenze monastiche prebenedettine della regione, unitamente all’ altro monastero di San Cosimato di Vicovaro.

L’attuale chiesa, dedicata a San Romano e San Biagio, sorge nelle adiacenze dell’antico monasterino, come attestato nella lapide del XII sec. collocata a sinistra dell’ingresso.

Secondo il Chronicon sublacense la ricostruzione del monastero avvenne ad opera dell’ abate Giovanni V nel 1110. La cappella si presenta nella sistemazione conferitale dell’architetto Giacomo Quarenghi (1744-1817), che con misura e compostezza restaurò l’antico romitorio negli anni che lo videro impegnato nella costruzione della chiesa di Santa Scolastica

Il 3 febbraio ci si reca a San Biagio, il monasterino di San Romano, oltre il Sacro Speco. Qui si assiste alla funzione religiosa dove viene segnata la gola con olio benedetto per tenere lontane le malattia da questa delicata parte del corpo.
Il resto della giornata è dedicata alla cottura delle salciccie sulla brace.
Si tratta di un vecchio rito e molta gente si reca sul Monte Taleo, in questo giorno, per realizzarlo.

Insieme al pane ed alle salcicce non manca una bottiglia di rosciola, vino tipico della zona; i festeggamenti durano fino al tramonto.

 

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